Nel tempo, in stazione, molti treni diretti
Nel tempo, in stazione, numerosi treni, diretti verso altrove desiderabili, hanno fatto sosta esclusivamente per me lusingando la mia vanità con promesse di fortuna, successo e denaro: persino oggi che sono avanti con gli anni se tendo l'orecchio ancora sento in lontananza alcuni convogli rallentare, fermarsi, sostare. Per poi, dopo alcune ore, ripartire con gli scomparti vuoti.
"Senti? Sono lì per te. Non è mai troppo tardi per un ripensamento, quando si ha la fortuna di dover raramente a lungo attendere quello che ad altri meno fortunati aspiranti viaggiatori non è concesso", dice, sovente, mia moglie, pensando così di procurarmi il tormento. E allora cominciamo a battibeccare: lei mi rimprovera, tenendo conto a mente come solo le donne sanno fare ed evocandole ad alta voce, una ad una, le decine e decine di destinazioni che nel tempo ho rifiutato, quasi quello fosse esercizio necessario per ricordarmi e rammentare a sé stessa "quanto colui che fu stupido in gioventù in vecchiaia invece di migliorare, sempre peggiora".
Così eccoci punto a capo a disquisire su viaggi, soddisfazioni, economia domestica, notorietà e agi. A niente servirebbe controbattere, per cui resto cheto. Dimentica, la birba, quanto io non rinuncerei mai, per costituzione, alla libertà di scegliere da chi, come e verso cosa voglio essere per mano accompagnato o condotto?
