Avere più opzioni equivale a non averne alcuna.

06.03.2026

Avere più opzioni equivale a non averne alcuna. Questo l'ho imparato sulla mia pelle. Quindi nessun piano B. Stanotte ore tre cominciamo. Da dove? Dall'inizio. Paura? Hai dimenticato che un romanzo è composto da un assommarsi di un numero indefinito di parole o come si mettono su carta consequenziali i pensieri? No, ma non rammento come si circoscrive il perimetro di gioco, senza il quale lo scrittore rimane un'astrazione. Non è sempre così ogni volta? Si va per tentativi e quando nella rilettura si coglie una sinfonia un suono che echeggia alle nostre orecchie asincrono è quasi cosa fatta. Per questo a volte sono sufficienti alcuni minuti, altre un numero indefinibile di ore, di snervanti, tediose, notti insonni. Di attese. Sempre meglio che lavorare in un forno, sia chiaro. Perché se anche il processo di impastamento è quanto di più simile al preparare il pane, lo si svolge da una scrivania o seduti su un confortevole canapè con tabacco e caffeina in abbondanza e magari un gatto che ci sonnecchia a fianco. Tuttavia, non crogiolatevi nelle comodità perché per ogni notte in cui fallirete dovrete rinunciare a qualcosa. Quindi prima notte nessun costrutto via sigarette, poi via caffè, poi, la colazione quando è ora e la casa prende vita e in casi estremi il pranzo e la cena. Alla lunga se in voi c'è sottopelle una strisciante disperazione, scintilla della creazione per la quale c'è ragione di sottostare a questo dispotico imperio, credetemi verrà fuori. Imparate dai vostri insuccessi, ripercorreteli essi sono quanto di più prezioso avete, per cui metteteli a frutto. Provate a ragionare inversamente. Guardate una finestra essa può raccontarvi molte cose di voi e del mondo che vi circonda. Ora capovolgetela. E se temete la reazione dei vostri cari, quando al mattino troveranno gli infissi smontati, siate voi a mettervi nella disagevole condizione di osservarla rovesciati. Io per lo meno agisco in questo modo. E funziona? In verità non sempre, ma non importa come ho detto in principio si va per tentativi. Fissate un obiettivo. Elliot indicava in otto righe di ottima fattura, un eccellente bottino. E credetemi è ragionevole credere lo sia. Dovrete trascorrere mesi e mesi con il lato peggiore di voi. Odiando ciò che più amate, sacrificando tutto della vostra pace familiare. Perché la pagina bianca esige sangue, sbraita, batte i piedi e stizzita strilla. Affanculo l'autostima, umiliatevi, supplicate, piangete, imprecate perché comprendere la misura della propria incapacità talvolta può risultare la carta vincente. Naturalmente prima di imbarcarvi in una avventura siffatta affinate la tecnica e studiate quelli che prima di voi hanno percorso con successo (in senso qualitativo, non certo economico) i vostri medesimi sentieri. Fatto? Bene, ora dimenticate tutto (i contenuti non la tecnica, questa deve essere un impegno quotidiano che accompagna tutta la vita). Perché non c'è niente di più disonorevole del plagio? No, dello scrivere in maniera indecente ciò che qualcuno in precedenza ha reso con farina e acqua, sale e lievito madre un'opera immortale. Consigli di lettura: Lettere a un giovane poeta…A una signora, su Dio, di Rainer Maria Rilke.