Il caso Garlasco

09.05.2026

Non ho espresso opinioni sul caso Garlasco perché ovunque è stato scritto e detto di tutto e di più. Io credo che ad oggi abbiamo due sole certezze: Alberto Stasi è innocente e forse, e sottolineo forse, Andrea Sempio colpevole. Il resto sono suggestioni, un tema che mi piacerebbe trattare in futuro se troverò ancora un editore e lettori cha apprezzano i miei scritti. Certo, non si può negare che pensando a quella piccola comunità di circa diecimila anime non salga alle narici un fastidioso, diffuso, sentore di zolfo. A livello emozionale tutta questa intricata vicenda evoca in me il ricordo di una canzone di Ivan Graziani: Il prete di Anghiari. Credo che ancora molte verità sull'omicidio di Chiara Poggi vadano svelate ma occuparsene è compito della magistratura non dell'opinione pubblica. Pensate se a qualcuno di coloro tra la gente comune che si dicevano certi fino a l'altro ieri della colpevolezza di Stasi, basandosi su antipatie, simpatie e preconcetti fisiognomici cari all'Lombroso, autore che probabilmente non hanno neppure mai letto, credesse ogni procura che conduce un'indagine, quanti casi Brudo Ludke[1] avremmo. Per cui, io mi sento di esprimere questo pensiero: se Andrea Sempio in sede di giudizio risultasse innocente (o non colpevole), lo condannerei comunque ad una pena detentiva minore per il reato di conclamata imbellicità da scontarsi in un istituto di igiene mentale. Poiché per quanto dialogare con i propri animali da compagnia sia da considerarsi nella normalità, in un uomo di quasi quarant'anni che conversa sistematicamente da solo ad alta voce per ore e ore rivolgendosi a sé stesso come ad un amico immaginario trovo vi sia qualcosa di inquietante, deviato, patologico. Mi chiedo: cosa ha ancora da chiarire a sé  che di oscuro gli è sfuggito? Suggerimento di lettura: Il mito della normalità di Gabor Maté.

[1] Nda. Bruno Ludke ( 1908 –1944) fu accusato di essere un serial killer, sebbene non siano mai state esibite prove certe dei delitti che avrebbe commesso. Lavorante presso una lavanderia, fu fermato dalla polizia berlinese il 18 marzo 1943 e accusato dell'omicidio di una donna. Interrogato per ore in assenza di testimoni percosso e minacciato confessò venti omicidi. Successivamente idealizzato come mostro gliene furono attribuiti cinquantuno che corrispondevano a circa un terzo dei delitti commessi in Germania dal 1926 al 1943 e rimasti fino ad allora irrisolti. Non c'era nessuna prova a suo carico e i delitti non avevano tratti in comune ma egli fu accusato al fine di dimostrare che chi ha una determinata fisionomia è un essere umano inferiore e pericoloso, con tendenze e devianze delinquenziali, secondo le teorie naziste di allora che muovevano dall'atavismo. Il suo fisico e le sue movenze furono definite quelle di una scimmia antropomorfa e fu paragonato all'Uomo di Neanderthal. Secondo la classificazione nazista Lüdke possedeva tutte le caratteristiche del delinquente nato. Da detenuto fu sottoposto a numerose sedute fotografiche al fine di definire e cogliere quelli che si pensava fossero i tratti distintivi esteriori del male. Dopo l'arresto e la detenzione a Berlino, fu trasferito presso l'istituto di medicina legale di Vienna dove fu sottoposto a numerosi e raccapriccianti esperimenti per poi finire giustiziato tramite iniezione letale nel 1944. Oggi la fisiognomica è ritenuta una pseudoscienza e Bruno Lüdke è stato riconosciuto completamente estraneo ai reati di cui era stato accusato. Infatti, nel 1995 Jan A. Blaauw ex capo delle brigate di investigazione criminale della città di Rotterdam, ha per primo riportato alla ribalta la storia di questo pover'uomo dimostrandone l'innocenza.

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