Rivedersi dopo 40 anni
Per quante volte avrei voluto scriverti è venuto ad impedirmelo quella sorta di barriera naturale, fatta di pudore, riservatezza e imbarazzo, che solitamente frena uno sconosciuto il quale voglia rivolgersi ad un'estranea.
Cosa dirle che mille altri non le hanno già espresso? Niente. Perché mancano gli argomenti di conversazione? Macché quelli abbondano. Qual è il problema, dunque? Il fatto che gli sconosciuti in questione un tempo lontano fossero intimi? Forse. Di certo, questo particolare non facilità la narrazione. E poi, cosa? Il timore dell'uno di porsi inopportuno all'altra, il pensiero che lei possa credere in lui viva la convinzione che la sua lettera non sia un fastidio, qualcosa che la lascia indifferente, ma addirittura gradita? Ne convengo, un'interpretazione del genere non è da escludere. E poco conta una mia rassicurazione in merito: come si è già specificato, quella di un anonimo che si rivolge ad una forestiera.
E allora, cosa vuole costui? Dirle che l'ha incontrata? Che idiozia, non sa quante persone vengono facilmente a contatto oggidì talvolta per caso e talvolta con intenzione? Che l'ha trovata bene e se ne rallegra? No. Niente di così triste, banale.
L'uomo voleva chiederle del mondo dentro di lei, ma ritenendola materia tra loro equivocabile, piena di tranelli e sconvenienze, si accontenta di porgerle i suoi più sinceri auguri di buon compleanno.