Solo dopo aver toccato il fondo
Solo dopo aver toccato il fondo si può dire di avere una seppure vaga idea di chi o cosa realmente siamo. Credetemi so bene di cosa parlo. Come tanti a questo mondo (non sono affatto un'anomalia) o sofferto, sono deceduto e resuscitato più volte e quindi ritengo l'argomento privo di qualsiasi interesse. Al contrario di coloro che volentieri si raccontano in volumi per monetizzare il loro dolore o pervasi da un delirio di autocommiserazione trovano nella scrittura conforto, io non ne parlo che oggi e qui. Forse, ci è stata garantita alla nascita l'immortalità o una vita lunga e felice? Si nasce da che mondo è mondo, si muore e non c'è niente di noi stessi che meriti di essere tramandato ai posteri che i nostri cari già non sanno. La mia filosofia recita: "A qualcuno questa brutta cosa o quell'altra doveva pur toccare allora perché non a me? Sono forse esentato dal dolore? E qualora, superata quella mi trovo di fronte ad una nuova e ulteriore avversità anche più severa non penso ad un accanimento di forze superiori a mio danno, ma dico: "Meglio a me che ci sono avvezzo e so come comportarmi, se accadesse a un novizio sicuramente si spaventerebbe". Sono entrato in scena in punta piedi a commedia già iniziata da tempo, d'altronde interpreto un ruolo marginale e allo stesso modo prima della fine in un giorno qualsiasi, mio malgrado, me ne andrò: quindi, risparmiatemi i vostri piagnistei, sono sempre stato un tipo astratto e solitario, anche da morto farei fatica a capire quali sono di circostanza e quali sinceri. Consiglio di lettura: In difesa del suicidio di Jhon Donne per taluni, Il mestiere di vivere di Cesare Pavese per altri.
