Sui disordini di questi giorni
Sui disordini di questi giorni (in riferimento agli scontri avvenuti nelle maggiori città europee).
Quando nel 1988 definii quella mia (di coloro nati tra il 1959 e il 1965 per intenderci) la generazione della polvere[1] non lo feci a torto. Non giustifico le violenze di questi giorni ma vi siete chiesti cosa abbiamo lasciato in eredità a coloro che ci sono succeduti? Innanzitutto gli anni '80 ovvero un decennio di deculturazione formato Fininvest, spot, acquisti rateali, consuetudine a lavorare in nero, l'idea che per arricchirsi fosse necessario imporre regole da far rispettate ai fessi ma disattese da noi perché approfittarsi della dabbenaggine del prossimo è un'arte in cui siamo forbiti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e il malcontento dei giovani oggi sfociato in sommosse insensate ne sono la testimonianza. Essi non sono spinti da ideali di destra o di sinistra, nelle loro file ci sono immigrati, stanziali, borghesi accumunati dall'idea che sfasciare tutto sia se non la cura la soluzione finale: a cosa non è dato saperlo (il tedio, l'impotenza?). Tuttavia, pur non condividendoli non mi sento di condannarli. In queste azioni criminali io leggo la disperazione di una generazione al quale tutto per il profitto è stato sottratto: sanità, istruzione, una qualche forma di equità sociale, speranza nel futuro quisquiglie che noi ancora avevamo. Oggi, il messaggio che passa è quello che è possibile realizzarsi e migliorare la propria posizione solo partecipando a X-Factor, al Grande fratello etc… giocando a calcio in serie A, procurandosi qualche milione di follower, vincendo alla lotteria, ammazzando qualche vicino di casa per finire in televisione. Perché non esercitando una comune professione, obbietteranno alcuni? Perché di quelle non ne esistono quasi più. E laddove se ne trovano richiedono soldi, investimenti, agganci, apparentamenti, mazzette, a volte persino favori sessuali in cambio di profitti inadeguati. L'analfabetismo di questi tempi è una benedizione perché grazie a questo fenomeno tra cento anni mentre ancora si parlerà magnificandoli (anche a sproposito) del'68 e del'76, noi inutili in ogni campo e vissuti in un epoca intermedia del tutto e niente, sepolti in fosse comuni, mescolati omeri e crani saremo, voglia Iddio, dimenticati.
Consigli di lettura: Noi di E. Ivanvic Zamjatin e Il nulla quotidiano di Zoe Valdez.
[1] Nda. Le motivazioni troppo lunghe da sintetizzare saranno materia di un saggio.
